Tommaso di Olera (nel secolo Tommaso Acerbis) nasce nel 1563 a Olera, frazione di Alzano Lombardo, provincia di Bergamo, in una famiglia in rovina nonostante le antiche e nobili origini.
Tommaso fa il contadino e il pastore di pecore, fino all’adolescenza, e non ha la possibilità di frequentare una scuola, perché il piccolo paese ne è sprovvisto.
Nel 1580, a 17 anni, giunge la vocazione, che lo conduce nell’Ordine dei Cappuccini: entra nel convento di Verona come fratello laico.
Nel 1605, è trasferito a Vicenza, dove si dedica al sostegno e all'incremento delle vocazioni femminili, promuovendo la costruzione del monastero di San Giuseppe poi usato dalle Cappuccine.
Nel 1612 arriva a Rovereto (Trentino-Alto Adige): lì edifica il Monastero di San Carlo, che sarà guidato dalla badessa clarissa Giovanna Maria della Croce, avviata alla vita religiosa proprio da Tommaso.
Nel 1618 è trasferito a Padova e diventa portinaio del convento. La sua missione prosegue a Conegliano, dove torna alla pratica della questua.
Tommaso diviene un predicatore famoso, conosciuto anche fuori dei confini della Repubblica di Venezia, a tal punto che nel 1619 Leopoldo V, arciduca del Tirolo, lo vuole vicino a sé come guida spirituale. Tommaso viene introdotto e inserito nel convento di Innsbruck, e anche in quel luogo è addetto alla questua. Inoltre, è anche consigliere religioso di varie personalità politiche.
Frequenta i piani alti della società, ma il suo stile di vita è sempre austero. Preghiera e digiuno scandiscono il suo tempo con altre due parole chiave: umiltà e obbedienza. Predica il Vangelo entrando in comunicazione continua con le varie realtà sociali e politiche della zona; dialoga con i poveri come con le autorità politiche ed ecclesiastiche.
Lo chiamano “apostolo senza stola”: motivo? le lezioni di fede che impartisce, diffondendo la volontà di compiere il bene, rincuorando i sofferenti, confortando i malati, pacificando i litiganti e favorendo e incoraggiando le conversioni.
Si crea una profonda amicizia con il medico Ippolito Guarinoni, una personalità nel campo della scienza, che viene trasferito nella miniera di Schwaz dove fra Tommaso si dedica al sostentamento ai minatori cattolici che versano in difficoltà economiche. E con Ippolito si fa promotore della costruzione di un santuario presso Volders, a quindici chilometri da Innsbruck: inaugurato, dopo la sua morte, nel 1654; è il primo luogo di culto dedicato all’Immacolata in un territorio di cultura tedesca, e nel XX secolo sarà dichiarato monumento nazionale.
Fra Tommaso è ormai un personaggio famoso in tutta l’Austria, e approda anche alla corte dei duchi di Baviera, dove stimola e favorisce la conversione del duca di Weimar e di Eva Maria Rettinger, vedova del conte di Lerchenberg. La nobildonna incontra e conosce il predicatore, vende i suoi beni dedicandosi a opere a favore degli indigenti, ed entrando poi nell’Abbazia di Nonnberg, dove diventa la badessa.
Scrive anche, fra Tommaso: trattati religiosi tra cui i “Concetti morali contro gli eretici”, contenuti nel volume “Fuoco d’amore”; “Selva di contemplazione”, e “Scala di perfezione”.
Muore in odore di santità, nella sua umile cella, a Innsbruck, il 3 maggio 1631.
Il processo per la beatificazione si è aperto nel 1963; è stato dichiarato venerabile il 23 ottobre 1987 da Sua Santità Giovanni Paolo II.
Tommaso (Acerbis) da Olera è stato beatificato il 21 settembre 2013, anno del 450° anniversario della sua nascita, nella cattedrale S. Alessandro di Bergamo, dal delegato pontificio card. Angelo Amato S.D.B., che, all'inizio della solenne concelebrazione, ha dato lettura della Lettera Apostolica di Papa Francesco:
«Noi, accogliendo il desiderio del nostro fratello Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, di molti altri fratelli nell'episcopato e di molti fedeli, dopo aver avuto il parere favorevole della Congregazione delle cause dei santi, con la nostra autorità apostolica concediamo che il venerabile servo di Dio Tommaso da Olera (al secolo Tommaso Acerbis), laico professo dell'Ordine dei Frati minori cappuccini, che contemplando Cristo crocifisso, divenne testimone e zelante catecheta dell'alta divina carità della Sapienza, sia d'ora in poi chiamato Beato e che si possa celebrare la sua festa nei luoghi e secondo le regole stabilite dal Diritto, ogni anno il 4 maggio»
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